Rabbia a scuola e umiliazione compagni - ODIPA Obiettivo Diagnosi e Intervento per l'Apprendimento

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Rabbia a scuola e umiliazione compagni

 

"Rabbia a scuola e umiliazione da parte dei compagni"

 

Storie di vita.
Esperienze come spunto di riflessione per aiutarci a far comprendere ciò che succede spesso in chi ha un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA).

 

Storie di vita
Tina ci scrive: “il suo problema è la motivazione nello studio si rifiuta di andare al doposcuola...Ha una forte rabbia pregressa verso la scuola e gli insegnanti non lo capiscono (da premettere che ha subito varie umiliazioni nella scuola primaria)”

Debora ci scrive: “Anche mio figlio ha subito umiliazioni a scuola dai compagni, da premettere che alcuni insegnanti, forse ignoranti in materia emarginano questi bambini, rovinandoli c'è troppa ignoranza in questo campo pochissimo aiuto, siamo soli questa è la verità”

Queste esperienze sono molto frequenti nei ragazzi che fanno fatica ad apprendere.

Da una parte c’è il disturbo specifico che genera
difficoltà specifiche nell’apprendimento.
Dall’altra, ci sono
difficoltà motivazionali, relazionali e affettive da prendere in considerazione in un intervento.
Ciò che si nota spesso in questi ragazzi, come afferma Tina, è una
forte rabbia, esplicitata a volte nella relazione con i genitori, a volte nel contesto scolastico, o in ambedue gli ambienti.

Perchè succede?
Una storia scolastica caratterizzata da ripetuti insuccessi e negative esperienze legate all’imparare (inclusa la paura di ricevere valutazioni negative delle proprie competenze e capacità) tende a generare nei ragazzi difese molto forti che possono portare a lungo andare all’evitamento di ciò che riguarda la scuola.
Per capire meglio che cosa accade nella mente dei nostri ragazzi che si rifiutano di fare i compiti, o di andare a scuola, o al doposcuola, proviamo a immedesimarci in questa reazione umana all'ansia: chiudiamo gli occhi, pensiamo ad una situazione che ci spaventa molto, in cui ci sentiamo fortemente agitati e ci sentiamo incredibilmente soli, in cui crediamo di essere incapaci di affrontare con le nostre forze la situazione, il meccanismo che probabilmente si innescherà sarà la
fuga o il nostro evitamento della situazione temuta.

L'umiliazione dei compagni
Altro fenomeno ricorrente è, come afferma anche Debora, l’umiliazione da parte dei compagni. Spesso un clima di classe ipervigilante e svalutante può contribuire a rinforzare negli alunni la competizione e la corsa ad “essere più bravo di”, con la convinzione disfunzionale diffusa già nei giovanissimi che l’intelligenza dipenda dalla prestazione,dal risultato, piuttosto che dalla competenza, oppure ancora da un voto alto, o dall’essere “portati in quella materia”.
Se non riesci in quella materia non sei competente, non sei intelligente, non sei degno di lodi e attenzioni positive e costruttive da parte della nostra insegnante perché fai tanti errori, dunque sei il bersaglio perfetto e prediletto per la critica, la svalutazione, l’umiliazione.
Tutto questo in un circolo vizioso,
ricade sull’apprendimento, sulla motivazione del nostro ragazzo, sulla relazione con gli altri, sulla percezione di sé stessi come studente e come persona.

Riflettiamo insieme
Per costruire interventi adeguati è pertanto necessario assumere che la mente dei nostri bambini e ragazzi è in grado di agire e reagire, di pensare, di attribuire significati, di fare previsioni, di ragionare, a prescindere dalla difficoltà o dal disturbo specifico di apprendimento che si possa avere.
Quando non riusciamo ad immaginarci la possibilità e l’opportunità, oltre la routine scolastica e accademica, ecco che il nostro intervento, educativo, o didattico, o specialistico che sia, inizierà ad essere molto ripetitivo, poco divertente e stimolante, poco pensato, e porterà il ragazzo a essere sempre più sfiduciato nelle proprie competenze e capacità.
Il nostro ruolo come genitori, insegnanti, specialisti è il
lavoro di rete, per evitare che l'apprendimento sia sempre più concettualizzato come risultato, e sia visto al contrario come opportunità, come ricerca attiva di punti di forza e potenzialità, il tutto in un ambiente il più emotivamente favorevole possibile.

a cura di Dott.ssa Simona Rattà

 
 
 
 
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