Quando comprendere è... - ODIPA Obiettivo Diagnosi e Intervento per l'Apprendimento

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Quando comprendere è...

"Quando comprendere è ... Comunicare e Condividere"

 

Se vogliamo conoscere un bambino non occorre fargli solo domande, possiamo osservare ciò che fa, come si muove, come interagisce nell'ambiente e esercitarci ad imparare a leggere i messaggi che ci sta mandando.
I bambini non comunicano solo ciò che vedono, comunicano soprattutto ciò che sentono.

Comprendere
Nei comportamenti e reazioni dei bambini possiamo leggere i loro desideri, le loro paure, le loro emozioni, le loro realtà.
I bambini più in difficoltà manifestano il disagio
con comportamenti che noi adulti a volte non tolleriamo, o tolleriamo solo a metà.
Imparare a dare valore
a questi messaggi consente di ricavare preziose informazioni su cosa fare per aiutarli.
E’ difficile, ma non impossibile.
Così come è affascinante e stimolante scoprire nuovi mondi a noi sconosciuti, così è rilevante scoprire cosa si nasconde
dietro i cosiddetti “comportamenti problema”.

Comunicare

A tutti coloro che vogliono capire i bambini, ricordiamo che ciascuno di loro è unico e irripetibile.
Non esistono formule universali valide per tutti, ma criteri condivisi
che necessitano di riflessioni attente e calibrate sulla singolare situazione che abbiamo di fronte.
Per fare questo occorrerà mettere temporaneamente da parte
le nostre percezioni della realtà, e il nostro modo abituale di attribuire un significato agli eventi e situazioni.
Abbandoniamo l’idea di voler confermare i nostri dubbi sulla probabile “difficoltà” del bambino che stiamo osservando.
Prendiamoci del tempo. Ascoltiamo. Riflettiamo.

Se non sappiamo cosa fare o cosa comunicare in una situazione problematica, non improvvisiamoci
da soli “a fare” o "dire".

Condividere

A volte esiste il rischio che la comunicazione finisca per comunicare solo a se stessa, perdendo di vista il fatto che comprendersi non vuol dire guardarsi l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione.

La cosa più difficile è mettere apertamente in gioco la nostra soggettività e decidere di dialogare sulla qualità
delle nostre relazioni educative.
E’ proprio quando la comunicazione si trasforma in condivisione
che siamo dichiaratamente pronti ad affrontare la situazione-problema che abbiamo di fronte e a chiedere un concreto aiuto all'altro.

a cura di
Dott.ssa Simona Rattà

 
 
 
 
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