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Incontro scuola- famiglia


Mio figlio è dislessico…Come Prepararsi all’incontro scuola-famiglia

A molti genitori è spesso capitato di sentirsi preoccupati e intimoriti nell’affrontare l’incontro scuola-famiglia a seguito della diagnosi di dislessia del proprio bambino.

La normativa di riferimento (Legge n. 170/2010
) prevede che la scuola si attivi il prima possibile per garantire una didattica individualizzata e personalizzata al fine di supportare l’alunno, materia per materia, nel suo apprendimento scolastico.
Di seguito alcuni spunti di riflessione per prepararsi al meglio all’incontro con i docenti della scuola di nostro figlio dopo aver ricevuto una diagnosi di DSA:


1. Conoscere, approfondire, richiedere informazioni
Prima che avvenga l’incontro con gli insegnanti, è opportuno informarsi su cosa sia la dislessia, come si manifesta, cosa si può fare per intervenire, cosa è previsto per Legge a seguito di una diagnosi di tale disturbo.
E’ legittimo richiedere informazioni più dettagliate allo specialista di riferimento
che ha redatto la diagnosi, soprattutto se ci rendiamo conto di non aver ben compreso alcuni passaggi importanti del Disturbo Specifico di Apprendimento. Nessuno nasce conoscendo questi argomenti, tutti possiamo imparare qualcosa in più grazie allo scambio di informazioni corrette sul tema.

2. Comprendere le esigenze specifiche di nostro figlio
Una volta che ci siamo informati sulla dislessia e abbiamo raccolto tutte le informazioni necessarie su cosa si dovrebbe fare in caso di diagnosi, siamo ora in grado di prendere in considerazione ciò di cui ha più bisogno nostro figlio per andare avanti nel suo percorso di apprendimento e sperimentare il successo scolastico.
Una valutazione specialistica completa, è senz’altro un buon inizio
per evidenziare i punti di forza e di debolezza del bambino ed indirizzare la scelta di strategie didattiche più adeguate per azionare i processi sottostanti che contribuiscono all’apprendimento.
Per comprendere meglio le esigenze specifiche del bambino possiamo condurre osservazioni a casa dei “tempi
” e delle “modalità” di come fa le cose, così da comunicarle agli insegnanti e concordare insieme strategie più funzionali.
Se ci accorgiamo che per esempio nostro figlio necessita di frequenti pause e richiede più tempo per svolgere le attività è concepibile proporre una riflessione costruttiva ai docenti sulla possibilità di dare del tempo in più
in classe per completare i lavori, ragionare sulla riduzione del carico di compiti per casa, proporre di informare in anticipo il giorno in cui avverrà la verifica o l’ interrogazione fornendo con anticipo le domande oggetto di studio, consentire l’uso di strumenti che compensano la dislessia come la sintesi vocale, i libri in formato digitale, il computer per eseguire i lavori scritti scolastici, e così via.

3. Comunicare, Comprendere, Comunicare
Non si può concretamente aiutare un bambino dislessico a scuola negli apprendimenti, se non comprendiamo quale è la posizione dei docenti in merito alla diagnosi di dislessia redatta.
Bisogni e burocrazia possono, a volte, far passare in secondo piano quello che è si sta tentando di raggiungere insieme, ovvero aiutare, sia a casa, che a scuola, il nostro piccolo lettore che fa tanta fatica ad apprendere, facendolo sentire più competente e consapevole delle sue capacità e punti di forza.

Come sostenitori principali del nostro bambino è imperativo che, sia i genitori che gli insegnanti, non perdano di vista l’obiettivo
dell’incontro scuola-famiglia. Da ambo le parti pertanto occorre:

- cercare di mantenere sotto controllo
le emozioni e i vissuti quando si ascoltano posizioni diverse dalle proprie;
- cercare di comunicare le proprie richieste senza interrompere o sovrapporsi
al discorso altrui;
- cercare di non alzare la voce
, usare un linguaggio consono che eviti di offendere altre persone;
- ascoltare
ciò che gli altri hanno da dire;
- assicurarsi di mantenere l’attenzione
del discorso sul benessere del bambino e “che cosa” si può fare per aiutarlo;
- chiedere chiarimenti
quando non sono comprese altre posizioni;
- chiedere di trovare insieme strategie e compromessi accettabili
che siano condivisi da tutti i presenti all’incontro.

In qualsiasi riunione scuola-famiglia non bisogna avere il timore di dissentire rispettosamente
con le conclusioni o le opinioni altrui nel caso in cui non concordano con le nostre.  
L’obiettivo è trovare soluzioni costruttive e condivise
per garantire il benessere psicologico e scolastico del bambino.
Ricordiamo che la dislessia non va via, i benefici e le lotte che ci saranno accompagneranno l’alunno per tutta la sua carriera accademica e non solo. Il primo incontro con la scuola è solo l'inizio
del nostro rapporto collaborativo con gli insegnanti.

Non c'è dubbio che ci saranno alti e bassi, e che ogni nuovo anno accademico richiederà a volte di ricominciare da capo per garantire che tutti gli attori in gioco coinvolti, ovvero genitori, insegnanti, specialisti, lavorino insieme
per contribuire al successo e alla serenità del bambino.  

E’ indispensabile soprattutto ricordare che non siamo soli
: decine e decine di bambini dislessici insieme ai loro genitori e insegnanti hanno attraversato e superato molti ostacoli nel lungo cammino scolastico e nonostante le mille difficoltà sono riusciti a farcela, sono andati avanti, con la consapevolezza che ciò che si può realizzare insieme, supportandosi l’uno con l’aiuto dell’altro, è qualcosa di meraviglioso, che va al di là di documenti, burocrazia e diagnosi.

a cura di Dott.sssa Simona Rattà

 
 
 
 
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