Difficoltà a socializzare - ODIPA Obiettivo Diagnosi e Intervento per l'Apprendimento

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Difficoltà a socializzare

"Quando i bambini faticano a socializzare"

 

Dalla pagina Facebook ODIPA, una mamma ci chiede:
Ma come possiamo aiutare questi ragazzi nelle relazioni sociali ? Tendono, alcuni, tipo mia figlia a chiudersi troppo, non riescono ad avere un amica, parlano poco con i compagni.
Si sentono diversi. Per non parlare nel periodo adolescenziale. Posso avere qualche consiglio
?"

 

Perchè è così difficile relazionarsi con l'altro

Numerosi studi sull’argomento (Searcy S. (1988), "Developing self-esteem", in Academic Therapy, vol. 23 (5), pp. 453-460; Wong B. (1996), The ABCs of learning disabilities, Academic Press, San Diego U.S.A), evidenziano che circa l’80% dei bambini con problemi di apprendimento presentano anche problematiche di tipo relazionale, cui si associa minore adattamento sociale ed emotivo, maggiore ansia, ritiro in se stessi, depressione, difficoltà interpersonali e bassa autostima.
Andare a scuola non è solo imbattersi nell’apprendimento, ma imbattersi in relazioni sociali che ad ogni passaggio di scolarità richiederanno sempre più affinate competenze interpersonali.
Il disagio emotivo esperito da questi bambini varia a seconda dell’età,  delle diverse circostanze ambientali tra cui la presenza di richieste scolastiche sempre maggiori, il rapportarsi con i compagni, le aspettative dei genitori.
Senz’altro è importantissimo avere degli  amici con cui confrontarsi, sentirsi accettati, condividere momenti di crescita importanti, ed è proprio quando veniamo respinti, rifiutati, denigrati, derisi ripetutamente
che si verificano conseguenze psicologiche rilevanti in nostro figlio, quali: maggiore irritabilità, instabilità attentiva, demotivazione verso le attività, perdita di interesse nel fare le cose, evitamento/fuga dalle situazioni di interazione, come feste di compleanno, attività sportive, ecc., atteggiamento rinunciatario, resa inferiore a scuola rispetto al proprio potenziale, e così via.
Il meccanismo sottostante è spesso la paura
di essere giudicati negativamente per ciò che sio fa o non si fa, o ancora, non considerati per ciò che si è.

Cosa fare come genitori

Ciascuno di noi, chi più, chi meno, ha attraversato momenti di difficoltà nel farsi degli amici durante la propria vita. A ciascuno di noi sarà capitato di sentirci insicuri, fragili, impacciati, timorosi a contatto con persone nuove o di cui temiamo il giudizio.
Fa veramente male vedere che il proprio bambino viene escluso dai giochi e le attività dei pari.  
Ci si domanda spesso: “in questi casi bisogna intervenire oppure no? Occorre aiutarli a non perdere la fiducia in se stessi?”
Più che spingere
nostro figlio a farsi degli amici, occorrerà supportarlo e accompagnarlo in questo percorso di maturazione relazionale.
L’inserimento in qualsiasi gruppo non è un percorso semplice: spesso chi è percepito come “ultimo arrivato”, oppure “debole”, “indifeso”, è visto come una minaccia alla sopravvivenza del gruppo stesso e allontanato
. Il sentirsi escluso per un bambino è il momento in cui impara a separare se stesso e i suoi interessi dagli altri. Il nostro compito di genitori quindi non è quello di salvaguardare nostro figlio dal rifiuto, ma di aiutarlo ad affrontarlo.
Di fronte al “ rifiuto cronico” (che invece crea molte sofferenze, come assenze scolastiche ingiustificate, problemi emozionali, ansia e depressione, problemi comportamentali) sarà necessario intervenire chiedendo un supporto psicologico
.

 

Per aiutare nostro figlio ad affrontare queste difficoltà, comuni e frequenti in ogni percorso di crescita, è fondamentale, allenarsi insieme alla competenza sociale.
Alcune indicazioni generali:
- Dedicare del tempo
all’ascolto attivo
- Insegnare al bambino a gestire il proprio livello di stress

- Far raggiungere la consapevolezza di potercela fare

- Far comprendere come reagire
nei momenti di attacco o azioni, verbali o fisiche, se si sente infastidito o minacciato da qualcuno
- Far comprendere che il momento di profonda tristezza che sta attraversando è transitorio
e rimarrà tale se impariamo a reagire e sperimentarci nelle situazioni difficili
- Fornire il sostegno necessario nei momenti di sconforto e difficoltà, raccontando proprie esperienze
personali di amicizia e come siamo riusciti a farvi fronte
- Proporre situazioni di interazioni sociali diverse dal contesto scuola
, dove possa esperire successo e competenza nelle relazioni con gli altri
- Decidere con al bambino chi invitare
a casa per trascorrere del tempo insieme

 

Quando non è abbastanza, chiedere aiuto

E’ inevitabile la possibilità che si verifichino momenti di malessere, di delusione nelle amicizie, tuttavia è importante come genitori creare occasioni per interazioni positive, facilitando la capacità di parlare di sentimenti ed emozioni vissute nei momenti di fragilità.
Nelle situazioni più difficili e critiche
non dimentichiamo il ruolo che lo psicologo può assolvere nell’affiancare e sostenere il bambino e la sua famiglia attraverso un intervento individuale e di parent training volto a potenziare  le risorse, le abilità sociali ed emotive sia dei più piccoli, che dei più grandi.


 

Proposte di lettura per bambini e adolescenti

Per aiutare i bambini e i ragazzi ad affrontare gli ostacoli nel loro percorso di crescita, utilissimi quei libri che offrono veri e propri "percorsi emozionali" per aiutarli con l'espressione delle emozioni. Spesso non saper riconoscere le emozioni o esprimerle può portarli a sperimentare inquietudine di sentirsi soli, e a sentimenti dolorosi che se non espressi tendono ad amplificarsi. Condividere con qualcuno ciò che si sente, rende l'esperienza emozionale più gestibile. Testo consigliato, da leggere insieme:

"L'alfabeto dei sentimenti" di Janna Carioli e Sonia Possentini (Fatatrac)


 
 
 
 
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