Cosa fare e dire ai compagni di classe? - ODIPA Obiettivo Diagnosi e Intervento per l'Apprendimento

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Cosa fare e dire ai compagni di classe?

"Cosa fare e dire ai compagni di classe?"

 

Esperienze di insegnanti.

"Sono una insegnante di matematica in una quinta elementare.
Tra i miei alunni c’è un bambino con diagnosi di DSA, la cui famiglia non vuole farlo sapere ai compagni, in quanto non vuole far sentire il bambino "diverso" dagli altri. Noi insegnanti non ne stiamo parlando in classe, anche perché non abbiamo l’autorizzazione della famiglia, tuttavia gli altri alunni hanno iniziato a far notare in modo aperto che lo agevoliamo, in quanto diamo compiti diversi e valutazioni differenziate.
La situazione è diventata inaccettabile, la famiglia non ci viene incontro e la classe lamenta ogni voto dato. Cosa possiamo fare?".
Maestra Lara

Scelte genitoriali legittime. Che effetto producono?

La questione riferita è molto frequente in particolare quando la famiglia dichiara alla scuola di voler mantenere una riservatezza sulla diagnosi. Spesso i genitori descrivono il timore che il figlio possa essere considerato diverso rispetto ai propri compagni a seguito della diagnosi di DSA.
Le insegnanti si trovano così, a volte, di fronte a situazioni poco piacevoli i
n classe.
I bambini, che osservano quotidianamente una didattica individualizzata e personalizzata
con il compagno con DSA, in assenza di chiare spiegazioni del perchè questo accade, si riversano con modalità talvolta dirette e aggressive proprio nei confronti del loro compagno e delle insegnanti, reclamando in classe "una giustizia uguale per tutti".
In tal modo proprio l'intento e il diritto di riservatezza
, che è legittimo da parte della famiglia dell'alunno con DSA, può produrre in classe proprio l'effetto temuto.
Tutto ciò, incide negativamente
e quotidianamente sul clima della classe, in quanto i compagni rivendicano ripetutamente l'assenza di “favoritismi” da parte dei propri insegnanti.
La problematica della gestione didattica da “individuale
” diventa problematica "collegiale -sociale", dell’intero gruppo classe, e delle insegnanti, che fanno fatica a gestire ambedue le rishieste.

Cosa fare?

L'importanza del dialogo. Un dialogo su più fronti, con la famiglia e i propri alunni.
In queste situazioni è fondamentale non rinunciare a cercare nuovamente il dialogo con la famiglia del bambino con DSA, sollecitandoli a riflettere sulle implicazioni prodotte dalla scelta di riservatezza.
Occorre da una parte comunicare alla famiglia gli effetti negativi
, se presenti, generati nella relazione con i pari, come l'intolleranza, l'aggressività, l'inaccettazione da parte dei compagni, che si ripercuotono negativamente sul benessere psicologico ed emotivo-motivazionale del figlio.
Ai genitori si può spiegare che queste reazioni da parte degli altri alunni si verificano spesso
nella fascia di età tra i 9-10 ai 12-13 anni,  quando i bambini sviluppano nuove sensibilità verso il “senso di moralità”: una moralità basata sempre più sull’idea di uguaglianza e reciprocità, su una giustizia distributiva che dia a tutti le stesse opportunità, diversa dal concetto di "equità".
Occorre spiegare soprattutto ai genitori che questo concetto di “uguaglianza” che i bambini hanno sviluppato in senso forte, poco si sposa con il concetto di “equità
” su cui si sente l'esigenza di lavorare in classe: l’uguaglianza infatti, "non è dare a tutti la stessa cosa, ma dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno”.
E’ in questo modo che si può permettere ai bambini di riconoscere l’esistenza di bisogni e necessità
, di pensieri, emozioni, diritti, che spettano a ciascuno, nel reciproco rispetto e corrisposto aiuto.
Per lavorare con la classe verso questa importante acquisizione di rispetto dell’unicità di ogni persona
, necessitiamo di avere dalla propria parte la comprensione della famiglia e l’accettazione dell’importante lavoro in questa nuova direzione.
Il nostro obiettivo come educatori è quello di cercare alleanza, dialogo e complicità
con la famiglia e con tutti gli attori coinvolti nella partita scolastica e di vita, aiutando ciascuno a concretizzare che questa partita la si vince insieme, partecipando e credendo nell'importanza di questa fondamentale azione educativa.
Questa azione sarà tanto più efficace quanto più i genitori ci aiuteranno
a far passare l’idea della non diversità, ma dell’equità, coinvolgendola nel nostro comune progetto educativo e di crescita dei nostri bambini e ragazzi.

Cerchiamo ora di capire meglio come lavorare in questa direzione con la famiglia
e come lavorare con la classe.


Come lavorare con la famiglia

E’ utile richiamare alcune iniziative pratiche suggerite da Santo Di Nuovo (2014) nel suo recente libro
I bisogni educativi speciali. Metodi e materiali per affrontarli
”:
presentazione e discussione con i genitori, anche in incontri di gruppo, dei problemi educativi posti dai disturbi dell’apprendimento, dalle difficoltà linguistiche, dall’iperattività, ecc.

partecipazione dei genitori stessi alle fasi decisionali del progetto educativo, specie se deve includere l'intervento di operatori esterni alla scuola;
creazione di opportune modalità di coinvolgimento periodico (come colloqui con il gruppo Docente, incontri con il Dirigente Scolastico, ecc.);
proposta di un diario di intervento di supporto da svolgere a casa, in continuità con quanto fatto a scuola;
presentazione periodica alle famiglie dei risultati del monitoraggio degli interventi attuati a scuola.

 

Come lavorare con la classe

E' utile un lavoro basato sull'inclusione, che riguardi non il singolo alunno, ma l'intero gruppo di alunni. L'obiettivo prioritario dell'intervento è la promozione dell'equità intesa come possibilità di riconoscere la pluralità delle caratteristiche delle persone e la pluralità di modalità per farvi fronte, attraverso il confronto e la condivisione delle molteplici realtà individuali e di vita. Abbiamo straordinari esempi di illustri personaggi storici o contemporanei che ci possono aiutare a far capire questi concetti ai nostri bambini e ragazzi.
Lavoriamo con loro sulla "normalità"
delle loro molteplici caratteristiche, sulla pluralità delle forme di intelligenza, di stili cognitivi con cui si affrontano i problemi, tutti fattori che influenzano le nostre prestazioni e che sono indicatori importanti dei nostri punti di forza e di debolezza.
Realizziamo contesti-classe di apprendimento cooperativo
, in cui ciascun bambino ha il compito per lui più adatto:
- il bambino che ha una buona lettura ma è introverso
leggerà nel piccolo gruppo di compagni,
- il bambino estroverso
esporrà l'argomento di lavoro,
- il bambino con difficoltà di lettura
costruirà una mappa concettuale, e così via.
Valorizziamo il ruolo di ciascun compagno, un ruolo che "fa squadra"
, con la politica sottostante non del: "vinco solo io, la maestra premia solo me", ma del: "se vinco io, vinciamo tutti, la maestra premia tutti". Tutto ciò annulla le discriminazioni, favorisce la condivisione delle competenze e il riconoscimento delle proprie e altrui potenzialità, stimolando la capacità di mettersi alla prova, insieme, garantendo il benessere di tutti.

Dott.ssa Simona Rattà
Psicologa Esperta in Psicopatologia dell'Apprendimento

 


Bibliografia:
- Santo Di Nuovo (2014), “I bisogni educativi speciali. Metodi e materiali per affrontarli”

- Alda Scopesi, Università di Genova, Psicologia e Scuola n. 38 (2015) "La normale diversità in classe. Quali interventi?"

 
 
 
 
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