Comunicazione Efficace - ODIPA Obiettivo Diagnosi e Intervento per l'Apprendimento

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Comunicazione Efficace

"La Comunicazione Efficace"

 

Che cosa è la comunicazione efficace?
La comunicazione non è solo l’utilizzo di un codice per la trasmissione di un messaggio tra un emittente e un ricevente; la comunicazione è un comunicare all'esterno ciò che avviene dentro di sè.
La comunicazione è efficace
quando è coerente sul piano verbale e non verbale.

Non si può non comunicare
” secondo Paul Watzlawick.
Comunichiamo non solo con le parole
, ma anche attraverso il corpo.
In questo ultimo caso si parla di Comunicazione Non verbale
.
Nello specifico, gli aspetti principali della comunicazione NON VERBALE sono:
- Il tono della voce: da la connotazione emotiva del messaggio.
- La mimica facciale: da la connotazione emotiva del messaggio.
- La gestualità: accompagna le parole e ne sottolineano i contenuti.
- L’abbigliamento: spesso comunica l’identificazione ad un ruolo sociale, l’adeguamento o meno all’ambiente e alla situazione.
- Lo sguardo: è una parte molto attraente ed espressiva, attraverso di esso si può stabilire un contatto con l’interlocutore, si sincronizza la comunicazione.
- La prossemica: lo studio dell’uso delle persone dello spazio personale e sociale.
- La postura: esistono posture dominanti, rilassate, tese, aggressive, ecc.

Una comunicazione in cui i messaggi non verbali contraddicono quelli verbali non è convincente
, e in tal caso tra le due prevale la NON VERBALE, che è molto potente.

Le 12 Barriere della Comunicazione in classe
Molto spesso, senza volerlo, vengono commessi degli errori
che peggiorano la comunicazione con l’altro.
È inevitabile che gli studenti portino a scuola le loro situazioni problematiche
che potrebbero interferire con il processo di apprendimento fino a renderlo, talvolta, molto difficile. Vissuti di inadeguatezza, bassa autostima, di non accettazione o crisi emotive possono compromettere gravemente le capacità di assolvere agli impegni scolastici.
Quando una persona ha un problema ci viene spontaneo “parlare” con lei, e in alcuni casi, proprio parlandole, possiamo incorrere in alcuni "errori" della comunicazione, esprimendo ulteriori difetti, o mancanze da questa commesse.
Gli errori della comunicazione portano la persona a chiudersi ancora di più in se stessa, a sentirsi incompresa, peggiorando ulteriormente l’immagine di sé e la relazione con l'altro.
Si usa troppo spesso il "linguaggio dell’inaccettazione
", definito da Thomas Gordon, celebre psicologo umanista, anche “linguaggio del rifiuto”, che può essere classificato in dodici barriere della comunicazione.

 

1. Dare ordini, comandare, dirigere:“ Bisogna che tu ...”;“Tu devi …”;“Tu farai …”;Es. : «Smetti di agitarti e porta a termine ciò che ti è stato assegnato»
Possono produrre nello studente timore o resistenza attiva. Invitano gli alunni a verificare l’autorità dell’insegnante. Sollecitano in loro comportamenti ribelli, ritorsione, rappresaglia.

2. Minacciare, avvisare, mettere in guardia:
“E’ meglio per te …, altrimenti …”;“Se non farai così …”;Es.: «Sarà meglio che ti ci metta d’impegno se vuoi avere un buon voto in questa materia.» Le conseguenze in caso di disubbidienza sono esplicite.  Possono produrre paura e sottomissione. Invitano gli alunni e verificare le conseguenze della minaccia.
Fanno capire allo studente che l’insegnante ha poco rispetto per le sue esigenze. Suscitano nell’alunno risentimento, rabbia, ribellione; evocano sentimenti di ostilità.

3. Fare la predica, rimproverare:
“Tu dovresti …”;“Non dovresti …”;“Sarebbe opportuno …”;“Sta al tuo senso di responsabilità di …”;Es.: «Sai che è tuo dovere studiare quando vieni a scuola. Dovresti lasciare i tuoi problemi personali a casa. » Costringono lo studente a sottostare al potere dell’insegnante. Creano negli allievi un obbligo imposto o dei sensi di colpa.
Possono portare lo studente a radicarsi nelle sue posizioni, resistendo e difendendo i propri atteggiamenti ancor più strenuamente.  Comunicano una mancanza di fiducia nel senso di responsabilità dello studente.

4. Offrire soluzioni , consigli, avvertimenti:
“Perché tu non …?”;“Quello che farei io al posto tuo è …”;“Consentimi di darti un suggerimento …”;Es.: «La miglior cosa da fare è calcolare meglio i tempi. Dopodiché sarai in grado di finire il tuo lavoro » Possono implicare che uno studente non sia in grado di risolvere i suoi problemi. Impediscono allo studente di riflettere lui stesso sul suo problema, di considerare soluzioni alternative e di sperimentarle realmente.  Possono provocare dipendenza, o al contrario resistenza.

5. Argomentare, persuadere con la logica:
“Ecco perché tu sbagli …”;“In realtà le cose stanno così …”;“Sì, però, …”;Es.: «Guardiamo in faccia alla realtà. Dovresti renderti conto che sono rimasti soltanto trentaquattro giorni di scuola per completare l’anno scolastico e migliorare la tua situazione personale.» Sollecitano posizioni difensive e controargomentazioni.
Spesso portano lo studente a tirarsi indietro e a smettere di ascoltare l’insegnante. Possono far sì che  l’alunno si senta inferiore o inadeguato.

6. Giudicare, criticare, biasimare:
“Tu non pensi come una persona matura …”;Es.: «O sei un pigro o sei un perditempo.»
Insinuano una valutazione di incompetenza, inferiorità, stupidità, povertà di giudizio.Interrompono la comunicazione dello studente che teme un giudizio negativo o un rimprovero, e lo portano a nascondere i propri sentimenti. Gli studenti spesso accettano il giudizio come veritiero (“Io sono sbagliato”) oppure reagiscono (“Tu stesso non sei così maturo come credi”).
Gli studenti rispondono con la difesa e la rabbia a questi messaggi, perché devono proteggere l’immagine che hanno di sé.

7. Ridicolizzare, etichettare, usare frasi fatte:
“Scansafatiche!”;“Piagnone!”;“Sei proprio un furbacchione …”;Es.: «Ti stai comportando come un bambino dell’asilo, non come qualcuno che sta per andare alla scuola media». Possono far sentire lo studente svalutato, non amato, possono avere effetti devastanti sull’immagine di sé. Tali aspetti della valutazione negativa e della critica provocano spesso rappresaglie verbali.

8. Interpretare, analizzare, diagnosticare:
“Sai bene perché …”;“Tu sei semplicemente stanco …”;“Tu in realtà non vuoi dire questo …”;“Ciò che non va con te è …”
Es.: «Stai proprio cercando di non fare quello che ti è stato assegnato.».Tali messaggi indicano che l’insegnante ha inquadrato gli studenti. Possono essere percepiti come minacciosi e frustranti.  Lo studente può sentirsi contemporaneamente scoperto e non compreso; denudato se l’analisi dell’insegnante è corretta. Si sente invece accusato ingiustamente e si arrabbia quando l’analisi è sbagliata.

9. Fare apprezzamenti, manifestare compiacimenti:
“Bene, io penso che tu stia facendo un ottimo lavoro …”;“Hai proprio ragione: questo insegnante sembra terribile.”;Es.: «Sei davvero un ragazzo capace. Sono sicuro che in un modo o nell’altro riuscirai a finire il compito che ti è stato assegnato.» Indicano che l’insegnante ha una alta aspettativa sullo studente.
Tali messaggi possono apparire come tentativi manipolatori, orientati a incoraggiare i comportamenti desiderati. Possono causare ansietà o disappunto quando la percezione che lo studente ha di se stesso non coincide con gli apprezzamenti dell’insegnante. Gli studenti abituati a ricevere frequenti apprezzamenti possono diventarne dipendenti o addirittura pretenderli.

10. Rassicurare, consolare:
“Non aver paura …”; “Vedrai, ti andrà meglio …”; “Su, fatti coraggio …”;Es.: «Non sei l’unico che ha provato queste cose. Mi sono sentito nello stesso modo quando ho dovuto affrontare …». Portano lo studente a sentirsi incompreso. Suscitano forti sentimenti di ostilità (“E’ facile per te dire questo …”) perché la rassicurazione implica che la persona in crisi stia esagerando. Spesso lo studente coglie il messaggio dell’insegnante come “Non mi piace che tu stia male”. Si rassicura e si consola perché non si riuscirebbe altrimenti ad affrontare i forti sentimenti negativi che gli studenti provano quando sono turbati.

11. Contestare, indagare, mettere in dubbio:
“Perché …?”;“Chi …?”;“Ma cosa hai fatto?”;“Come?”;Es.: «Credi che il compito che ti è stato assegnato sia troppo difficile? Quanto tempo ci hai dedicato? Perché hai aspettato così tanto a chiedere aiuto? »
Lo studente si sente impegnato a rispondere alle domande indagatorie dell’insegnante, e questo finisce spesso per renderlo ansioso e fargli perdere di vista il suo problema.
L’insegnante, più che focalizzarsi sul problema dello studente, si concentra sulle proprie ansie e bisogni indagativi.

12. Cambiare argomento, minimizzare, ironizzare:
“Parliamo piuttosto di cose piacevoli, …”;“Perché non provi invece ad andartene in giro per il mondo?”;“Adesso non è il momento …”;“Torniamo di nuovo alla nostra lezione”; Es.: «Sembra che qualcuno si sia alzato col piede sbagliato questa mattina …»
L’insegnante suggerisce che conviene evitare le difficoltà della vita piuttosto che affrontarle. Ne può conseguire che i problemi degli studenti siano considerati di scarsa importanza, o addirittura privi di valore. Minimizzando il problema, l’insegnante scoraggia lo studente ad aprirsi quando si trova in difficoltà.

 

I messaggi "TU"
Questi messaggi vanno sempre letti nel contesto della dinamica relazionale educativa.
Gli errori di comunicazione sono tali quando il problema appartiene all’alunno.
Gordon definisce tali messaggi con il nome di “messaggi–Tu”, per indicare come l’insegnante insista sull’uso di tale pronome: “Tu sei così …” “Tu non l’hai fatto …” “Tu dovresti comportarti diversamente …” con il risultato che l’allievo non si sente accolto, ma disconfermato
.
In caso contrario, cioè se la relazione è senza problemi, consigliare, ricorrere ad argomentazioni logiche, scherzare, ecc. non reca alcun danno alla relazione.

 

              L’ascolto attivo
Prima di “saper parlare” è necessario “saper ascoltare”.
L’ascolto è uno degli strumenti più efficaci poiché, anche solo ascoltando una persona la si può aiutare, se è in difficoltà.
Il docente che sa usare il metodo dell’ascolto attivo può portare lo studente a liberarsi da ciò che lo opprime parlandone, facendogli comprendere che lo accetta
con tutti i suoi problemi.
L’ascolto, quello vero, può assumere due forme (ascolto passivo e ascolto attivo), esprime il linguaggio dell’accettazione
e si articola in quattro momenti:

1.Ascolto passivo (silenzio)
. E’ un silenzio interessante e accettante, fondamentale perché la comunicazione tra i due partner possa essere fluida. Esso permette all’alunno di esporre i propri problemi senza essere interrotto ed evita all’insegnante di incorrere nelle dodici barriere della comunicazione.

2. Messaggi d’accoglimento.
Indicano al ragazzo che l’insegnante lo segue e lo ascolta. Possono essere:
Cenni di attenzione: non verbali e verbali.
- Non verbali (costante contatto visivo, annuire, fare cenni di testa, sorridere, chinarsi verso …, usare altri movimenti del corpo indicanti ascolto, …)
- Verbali: pronunciando ogni tanto parole e suoni, piccole interiezioni (“Oh!”, “Mmm…”, “Capisco …”, “Ti ascolto …”, …)

3. Espressioni facilitanti (incoraggiamenti)
. Invitano il ragazzo a parlare, ad approfondire quanto sta dicendo. Non valutano né giudicano lo studente (“E’ interessante …”, “Che ne diresti di parlarne?”, “Vorresti dirmi qualcosa in più su questo problema?”

4. Ascolto attivo.
L’insegnante “riflette” il messaggio dell’alunno, recependolo senza emettere messaggi suoi personali. In tale modo l’allievo si sente oggetto d’attenzione, non subisce valutazioni negative, coglie l’accettazione e la comprensione dell’insegnante per poter così giungere da solo alla soluzione dei suoi problemi.

 

Il sogno inizia con un insegnante che crede in te, che ti spinge e conduce al successivo piano, che attraverso la semplificazione si rende progressivamente superfluo, che ti indica dove guardare, ma non ti dice cosa vedere.
E’ quell’insegnante che ti fa capire che ci saranno sempre pietre lungo la strada davanti a te, e ti sprona ad essere sempre pieno di nuove strategie e idee per superarle.

Il cammino continua con un insegnante che usa le parole in modo costruttivo, parole di incoraggiamento, che hanno energia e potenza nella loro capacità di aiutare, incentivare, elevare.

a cura di
Dott.ssa Simona Rattà

 
 
 
 
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