Come lavorare sulle aspettative - ODIPA Obiettivo Diagnosi e Intervento per l'Apprendimento

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Come lavorare sulle aspettative

"Le aspettative... oh che malattia... sia noi genitori. ..che gli insegnanti... 

come possiamo lavorare sulle aspettative?"

 

Il nostro modo di agire e comportarci è in parte guidato da ciò che ci si aspetta da noi, così come le aspettative anche inconsce che abbiamo verso una data situazione o persona sono in grado di condizionare il nostro comportamento.  
 
Esperimenti in Psicologia sociale sulle aspettative
In psicologia si parla di “effetto pigmalione” sulla base di un famoso esperimento condotto negli anni ’60 da due ricercatori americani. Nello specifico Robert Rosenthal e Leonora Jacobson nel 1966, fecero un esperimento di psicologia sociale in una scuola elementare della California.
All'inizio dell’anno scolastico i bambini furono sottoposti a un test di intelligenza e indipendentemente dai risultati alle prove  i ricercatori comunicarono agli insegnanti che potevano aspettarsi da un gruppo di bambini (selezionati casualmente all’insaputa dei docenti) un miglioramento delle loro prestazioni durante l’anno, perché molto intelligenti. A un anno di distanza i bambini che avevano un profitto più alto a giudizio dei loro docenti, erano proprio quelli da cui gli insegnanti si aspettavano un maggior sviluppo intellettivo. Inoltre questi stessi bambini, ai test ripetuti a fine esperimento, mostrarono un aumento del QI significativamente superiore a quello dei loro compagni.

Questo esperimento ci consente di capire non solo che, se ciascuno di noi ha delle attese positive, i bambini hanno prestazioni più positive, ma come più in generale tendiamo a seguire le nostre convinzioni e credenze seguendo la logica della “profezia che si auto-avvera”. Pertanto se pensiamo di avere dei limiti questo potrebbe concretizzarsi nella nostra realtà quotidiana, per il solo fatto che ci crediamo e che dunque ce lo aspettiamo. Se pensiamo che siamo un fallimento e che tale condizione è immutabile, faremo a nostra volta molta fatica a cambiare.  
La capacità di miglioramento della persona dipende infatti da quanto la persona pensa di poter modificare se stessa.
Se ci fermiamo per un momento a riflettere sulle aspettative in ambito educativo ci accorgeremo di quanto esse possano influenzare positivamente o negativamente non solo il comportamento, ma anche lo sviluppo dell’identità personale del bambino.

"Penso che sei dunque…sei"
La percezione che abbiamo del bambino dipende molto dalle aspettative e
dalle richieste dell’ambiente familiare
Il primo passo è quello di comprendere quali sono le richieste che facciamo più spesso a nostro figlio. 
Su cosa non transigiamo? Cosa ci infastidisce del suo comportamento o delle sue abilità?
Cosa vorremmo “di più” da lui? Domandarci cosa pensiamo possa fare o non fare ci consente di esaminare le nostre convinzioni, le nostre credenze, al fine di modificare in chiave più positiva quelle che non sono funzionali e ci impediscono di incrementare il cambiamento positivo del comportamento del bambino.

Molto frequentemente alla base delle elevate aspettative da parte del genitore c’è l’ansia sulla prestazione del figlio
Spesso desideriamo che sia migliore a scuola, che sappia suonare uno strumento musicale, che sappia praticare bene uno o più sport, che abbia buone e sane relazioni sociali, che ubbidisca a tutte le richieste dei genitori, che rispetti sempre le regole nei diversi contesti e così via. 
Un figlio competente ci dà l’aspettativa a volte irrazionale di un genitore altrettanto competente. Così, nell'ansia di aspettarsi un bambino integrato e capace, i genitori si sentono sempre più preoccupati e insoddisfatti di ciò che il bambino “non fa come dovrebbe fare”.

Cinque indicazioni utili per ridimensionare le aspettative

1)      Evitare di colpevolizzarsi/ colpevolizzare. E’ un giusto mezzo dare al bambino l’opportunità di sperimentarsi, ma occorre sostenerlo e incoraggiarlo non solo nei suoi successi, ma soprattutto nei suoi fallimenti, inevitabili in qualsiasi processo di apprendimento e di crescita personale. Tolleriamo gli errori, tutti li commettiamo. Inoltre se lui sbaglia, non è perché stiamo sbagliando noi tutto con lui.

2)      Evitare i confronti con altri bambini. E’ un giusto mezzo accompagnarlo, dargli indicazioni, fare da guida sullo sfondo del suo palcoscenico, ma occorre stimolarlo a una maggiore autonomia e sicurezza nelle sue competenze e capacità, al di là di ciò che gli altri sanno già fare o fare più di lui.

3)      Non serve e non aiuta nascondere o negare le difficoltà. E’ un giusto mezzo invitarlo a riconoscere i suoi punti di forza, a porsi obiettivi e nuovi traguardi, ma anche a riconoscere le proprie difficoltà per aiutarlo a tollerare la frustrazione di ciò che ancora non sa fare bene, ma che imparerà a fare con i giusti tempi,  insegnandogli a procedere per piccoli passi e comunicandogli fiducia in ciò che fa e farà.

4)      Diamo il giusto tempo. Ogni bambino ha il suo ritmo di sviluppo, accettiamo che servirà a volte del tempo, del tempo, e ancora del tempo prima di raggiungere e padroneggiare nuove abilità.

5)      Essere coerenti tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Il bambino ha bisogno di apprendere da noi, di interiorizzare attraverso noi la sicurezza, la vicinanza, l’onestà, il rispetto per l’altro e per le regole, diamo il giusto esempio accompagnandolo a esprimere e modulare gradualmente le sue emozioni.


Riflessioni

In conclusione ognuno di noi ha dentro di sé un’immagine di sè stesso. Una parte di questa immagine dipende non solo dalle nostre aspettative e credenze relative a noi stessi, ma anche dalle aspettative e credenze degli altri significativi che abbiamo interiorizzato nel nostro percorso di vita.

In particolare i figli interiorizzano le aspettative dei genitori
Per tale ragione dal canto suo l’adulto educante può e dovrebbe  lavorare su di sé, sulle sue aspettative e sul significato che attribuisce al tema del fallimento, dell’errore o del successo in fretta e ad ogni costo.

Ridimensionare le nostre aspettative è possibile, ma occorre iniziare a credere e ad aspettarsi che il figlio ideale non esiste. Occorre iniziare a credere che "nessuno può migliorare se non è convinto di poter essere migliore di quello che già è".


Non abbiamo bisogno dei successi veloci e garantiti per essere genitori competenti o avere figli competenti, abbiamo bisogno di bambini sereni, perché i bambini sereni sono i nostri migliori successi.
 
 
 
 
 
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